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Recensione Bohemian Rhapsody – The Movie

Un Film Sofferto

Il mito incontrastato di Freddie Mercury sembra davvero non voler cedere nulla allo scorrere del tempo. Ne è la prova l’ultimo omaggio alla band su pellicola: Bohemian Rhapsody. Coloro i quali  in questi giorni hanno avuto la fortuna di vedere sul grande schermo il film possono confermare quanto renda l’esperienza Queen live e non a 360° gradi.

Il tanto atteso biopic, che ha visto avvicendarsi più di un regista da Bryan Singer a Dexter Flecher e molti volti di attori noti dal vituperato Sacha Baron Cohen che a detta dello stesso Brian May non avrebbe capito appieno né lo spirito del film né la figura stessa del glorioso singer, sembra aver trovato la sua quadra in Rami Said Malek nato a Los Angeles di origine egiziane classe 1981, già protagonista dell’acclamata serie di Netflix “Mr. Robot”.

Con queste premesse confesso di aver nutrito molti dubbi sulla riuscita o meno dell’operazione, intanto gli enormi tempi di lavorazione e gli avvicendamenti alla regia mi facevano temere un film discontinuo, non da meno, le molte critiche dei fan queeniani oltranzisti sugli inevitabili errori storiografici che già dai trailer si potevano constatare.

Rami malek freddie Mercury

La sorpresa

Credo sia pressoché impossibile racchiudere in un film di due ore la storia di oltre vent’anni anni di una band.
Molti forse si sono scordati del fatto che un film non è documentario e sarebbe assurdo che lo fosse. Accettata questa premessa non si può non promuovere a pieni voti l’interpretazione da Oscar (è di questi giorni la notizia della nomination al Golden Globe come miglior protagonista) di Malek, il quale non scimmiotta mai Mercury ma ridà letteralmente vita all’istrionico cantante.

Fanno da contraltare con altrettanta maestria gli altri membri della band: lo strafottente e latin lover Ben Hardy/Roger Taylor, Gwilym Lee che interpreta il riccioluto chitarrista May e con una somiglianza direi neanche seconda a quella di Freddie: Joseph Mazzello nel ruolo di John Deacon. Fantastica la perla di Mike Myers nel ruolo di un antipatico discografico che nello stroncare Bohemian Rhapsody autocita il cult Fusi di Testa.

Grande attenzione è stata data alle scenografie dei concerti, c’è una minuzia particolare nel ridare allo spettatore quello che a quei tempi avrebbe potuto significare assistere a uno show dei Queen nonché la registrazione e la nascita di alcuni pezzi memorabili, come Another One Bites The Dust e Will We Rock You (si coi baffi nda). Le noti dolenti sono forse i dialoghi alle volte troppo asciutti e trovare un Mercury in un’abitazione pressoché vuota (feste a parte) che stona non solo con la storia ma anche con il personaggio.

Ancora una volta The Champions

E’ di questi giorni la notizia che Bohemian Rhapsody è il brano più ascoltato di tutti i tempi in streaming, il film stesso è campione d’incassi in tutto il mondo. Quando mi capita di leggere frasi del tipo: “ma tutti questi fan dei Queen ora da dove sono usciti?”, mi ritrovo a sorridere e pensare a quanto sia davvero universale l’opera di questi artisti e se questo film farà nascere nuovi fan ben venga! non credo che Freddie ne sarebbe stato scontento.